Provenzan Savani

 In chiusura di canto, l'XI, si fa un breve accenno all'esilio di Dante; Oderisi da Gubbio si riferisce a Provenzan Salvani e Dante si domanda come possa un'anima tanto orgogliosa essere già nella prima cornice e non nell'Antipurgatorio. È Oderisi stesso a fornire la spiegazione, proponendo l'aneddoto secondo cui Salvani, al culmine della sua gloria, al fine di riscattare un amico tenuto prigioniero da Carlo I d'Angiò, si umiliò mendicando nel centro di Siena. «Quando vivea più glorioso », disse, «liberamente nel Campo di Siena, ogne vergogna diposta, s'affise; e lì, per l'amico suo di pena ch'è sostenea ne la prigion di Carlo, si condusse a tremar per ogne vena. Più non dirò, e scuro so che parlo; ma pocoi tempo andrà, che ' tuoi vicini faranno sì che tu potrai chiosarlo. Quest'opera li tolse qui confini». Purg. XI, vv. 133-142 La profezia in sè è oscura e vaga, ma il parallelismo tra la vicenda di Salvani e Dante esule è abbastanza evidente...

Le ruine dell'Inferno

 Il termine ruina viene utilizzato per la prima volta nella prima cantica, nel V canto, non appena il Poeta fa il suo ingresso nel II cerchio;  egli si accorge immediatamente di questa formazione rocciosa (senza però darne piena spiegazione).

Ce ne saranno altre, che però Dante descrive e presenta in modi e con espressioni sempre diverse. Se al Purgatorio si è potuto constatare come le ruine costituissero parte di un'unica struttura, caratterizzata da una precisa conformazione e un particolare sviluppo, la stessa cosa si potrà dire anche per quelle presenti nel Cavo infernale. È inoltre ragionevole ammettere che queste ultime abbiano la stessa forma di quelle che si incontrano lungo le pendici del Monte.

Nel suo percorso a spirale, Dante le incrocia in punti determinati: stabilire quali essi siano e in quelle occasioni riconoscere il modo in cui egli le descrive, può aiutare a ricostruire le ruine nella loro interezza. Come già detto, la prima occasione si ha al II cerchio; la seconda nel burrato di passaggio dal sesto al settimo cerchio, quando dice:

Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l'Adige percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
che da cima del monte, onde si mosse, 
al piano è sì la roccia discoscesa, 
ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:

Inf. XII, vv. 4-9

La terza occorrenza è data dal luogo scemo all'imboccatura dell'orrido di Gerione; segue la stagliata rocca al fondo dello stesso. Il ponte crollato alla sesta bolgia è indubbiamente tra le occorrenze più famose, sebbene non venga quasi mai riconosciuto come appartenente alla formazione delle ruine.

Si ha poi il traverso della decima bolgia, ben più grande in confronto a quello di tutte le altre:

con tutto ch'ella volge undici miglia,

e men d'un mezzo di traverso non ci ha.

Inf. XXX vv. 86-87

Da ultimo, la ruina che le collega tutte è il foro nella sferetta ai fianchi di Lucifero, attraverso il quale i due poeti possono passare per transitare da un emisfero all'altro:

Poi uscì fuor per lo fòro d'un sasso

Inf. XXXIV v. 85

Come le ruine del Purgatorio, anche quelle presenti all'Inferno si presentano a forma di croce quadrata.



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