Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Le ruine dell'Inferno

 Il termine ruina viene utilizzato per la prima volta nella prima cantica, nel V canto, non appena il Poeta fa il suo ingresso nel II cerchio;  egli si accorge immediatamente di questa formazione rocciosa (senza però darne piena spiegazione).

Ce ne saranno altre, che però Dante descrive e presenta in modi e con espressioni sempre diverse. Se al Purgatorio si è potuto constatare come le ruine costituissero parte di un'unica struttura, caratterizzata da una precisa conformazione e un particolare sviluppo, la stessa cosa si potrà dire anche per quelle presenti nel Cavo infernale. È inoltre ragionevole ammettere che queste ultime abbiano la stessa forma di quelle che si incontrano lungo le pendici del Monte.

Nel suo percorso a spirale, Dante le incrocia in punti determinati: stabilire quali essi siano e in quelle occasioni riconoscere il modo in cui egli le descrive, può aiutare a ricostruire le ruine nella loro interezza. Come già detto, la prima occasione si ha al II cerchio; la seconda nel burrato di passaggio dal sesto al settimo cerchio, quando dice:

Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l'Adige percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
che da cima del monte, onde si mosse, 
al piano è sì la roccia discoscesa, 
ch’alcuna via darebbe a chi sù fosse:

Inf. XII, vv. 4-9

La terza occorrenza è data dal luogo scemo all'imboccatura dell'orrido di Gerione; segue la stagliata rocca al fondo dello stesso. Il ponte crollato alla sesta bolgia è indubbiamente tra le occorrenze più famose, sebbene non venga quasi mai riconosciuto come appartenente alla formazione delle ruine.

Si ha poi il traverso della decima bolgia, ben più grande in confronto a quello di tutte le altre:

con tutto ch'ella volge undici miglia,

e men d'un mezzo di traverso non ci ha.

Inf. XXX vv. 86-87

Da ultimo, la ruina che le collega tutte è il foro nella sferetta ai fianchi di Lucifero, attraverso il quale i due poeti possono passare per transitare da un emisfero all'altro:

Poi uscì fuor per lo fòro d'un sasso

Inf. XXXIV v. 85

Come le ruine del Purgatorio, anche quelle presenti all'Inferno si presentano a forma di croce quadrata.



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