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Visualizzazione dei post da marzo, 2024

Provenzan Savani

 In chiusura di canto, l'XI, si fa un breve accenno all'esilio di Dante; Oderisi da Gubbio si riferisce a Provenzan Salvani e Dante si domanda come possa un'anima tanto orgogliosa essere già nella prima cornice e non nell'Antipurgatorio. È Oderisi stesso a fornire la spiegazione, proponendo l'aneddoto secondo cui Salvani, al culmine della sua gloria, al fine di riscattare un amico tenuto prigioniero da Carlo I d'Angiò, si umiliò mendicando nel centro di Siena. «Quando vivea più glorioso », disse, «liberamente nel Campo di Siena, ogne vergogna diposta, s'affise; e lì, per l'amico suo di pena ch'è sostenea ne la prigion di Carlo, si condusse a tremar per ogne vena. Più non dirò, e scuro so che parlo; ma pocoi tempo andrà, che ' tuoi vicini faranno sì che tu potrai chiosarlo. Quest'opera li tolse qui confini». Purg. XI, vv. 133-142 La profezia in sè è oscura e vaga, ma il parallelismo tra la vicenda di Salvani e Dante esule è abbastanza evidente...

I guardiani dell'Inferno

 Accanto alle anime dei dannati, Dante colloca mostri e personaggi presi in larga misura dalla mitologia greca, quando non da resoconti biblici. Simili storture trovano posto così solo all'Inferno, essendo portatori di deformità, malvagità e altre caratteristiche che li allontanano da grazia e perfezione. La loro disposizione non è casuale né, per così dire, senza uno scopo. Dante non si limita a relegare questi abomini nel luogo più lontano da Dio, ma assegna loro un posto e una mansione consoni alla natura di ciascuno. In generale, dunque, essi hanno uno specifico compito, al quale certo non possono sottrarsi: devono fare da guardiani. Hanno il compito di assicurarsi che le anime non si spostino da un luogo all'altro, ove la conformazione stessa del luogo non sia già di per sé un impedimento. Bloccano altresì i vivi che vogliono transitare per il Regno dei morti: si noti infatti che si oppongono sempre al passaggio di Dante. Guardando la cosa da questo punto di vista, risulta...