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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi. La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali: una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303 : Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto, se' tu già costì ritto, Bonifazio? Di parecchi anni mi mentì lo scritto. Se' tu sì tosto di quell'aver sazio per lo qual non temesti tòrre a 'nganno la bella donna, e poi di farne steazio?" Inf. XIX, vv. 52-57 Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva...

La profezia del Veltro

 Numerose sono le profezie nella Divina Commedia, così tante da costituire addirittura l'ossatura dell'Opera stessa, ma nessuna è così importante, e allo tesso tempo oscura, come quella presente nel I canto dell'Inferno.  È Virgilio a pronunciarla, in merito al destino che attende la lupa, che in quel momento sta aggredendo Dante nella Selva Oscura: Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più sarano ancora, infin che 'l veltro verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra nè peltro, ma sap ï enza, amore e virtute, e sua nazion sarà tra feltro e feltro. Inf. I, vv. 100-105 Il protagonista è il veltro, un cane da caccia, la cui particolarità, oltre all'essere molto veloce, è quella di azzannare la preda e di non lasciarla finchè questa non muore. Un animale, dunque, che non lascia scampo. Per comprendere chi, o cosa, possa celarsi dietro questa figura, è necessario precisare alcuni aspetti della vita di Dante e in particolare il suo rapporto con i ...