Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi.

La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali:

una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303:

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,

se' tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio

per lo qual non temesti tòrre a 'nganno

la bella donna, e poi di farne steazio?"

Inf. XIX, vv. 52-57

Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva ricorso in vita.

La seconda parte, che rappresenta la profezia vera e propria, si ha ai versi 79-87:

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi

e ch'i' son stato così sottosopra,

ch'el non starà piantato coi piè rossi:

ché doopo lui verrà di più laida opra

di ver ponente, un pastor sanza legge,

tal che convien che lui e me ricuopra.

Inf. XIX, vv. 79-87

Qui si identificano due predizioni: Niccolò è lì da più tempo di quanto Bonifacio VIII trascorrerà nella sua posizione prima che un altro arrivi a spingerlo ancora più in basso. Se Niccolò muore nell'Agosto del 1280, si sta parlando di più di 19 anni. Il pastore senza legge arriverà dopo Bonifacio e lo farà scendere ancora più giù. Non essendoci riferimenti temporali precisi, a parte il "parecchi anni", l'intervallo massimo tra la morte di Bonifacio e l'arrivo del successivo dannato è di meno di 20 anni.

Al verso 81, è possibile, facendo il conto, ipotizzare che "un pastor sanza legge" spossa essere identificato in papa Clemente V (interpretazione avallata dal riferimento al Re di Francia). La morte di Clemente V avviene nel 1314, il chè può indurre a rivedere la data di stesura dell'Inferno e ipotizzare che tale passaggio sia stato rivisto in seguito, con aggiunte e correzioni proprio in merito alla profezia (che non si può considerare post eventum, ma terminus ante quem).

Questa seconda parte dunque non può essere considerata post eventum, sia perchè i riferimenti temporali sulla morte di Clemente V sono troppo indeterminati in rapporto a quanto poi effettivamente avvenuto, sia perchè non ci sono riferimenti al trasferimento ad Avignone, ad esempio. Solo la prima parte è chiaramente post eventum.

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