Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi.

La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali:

una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303:

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,

se' tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio

per lo qual non temesti tòrre a 'nganno

la bella donna, e poi di farne steazio?"

Inf. XIX, vv. 52-57

Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva ricorso in vita.

La seconda parte, che rappresenta la profezia vera e propria, si ha ai versi 79-87:

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi

e ch'i' son stato così sottosopra,

ch'el non starà piantato coi piè rossi:

ché doopo lui verrà di più laida opra

di ver ponente, un pastor sanza legge,

tal che convien che lui e me ricuopra.

Inf. XIX, vv. 79-87

Qui si identificano due predizioni: Niccolò è lì da più tempo di quanto Bonifacio VIII trascorrerà nella sua posizione prima che un altro arrivi a spingerlo ancora più in basso. Se Niccolò muore nell'Agosto del 1280, si sta parlando di più di 19 anni. Il pastore senza legge arriverà dopo Bonifacio e lo farà scendere ancora più giù. Non essendoci riferimenti temporali precisi, a parte il "parecchi anni", l'intervallo massimo tra la morte di Bonifacio e l'arrivo del successivo dannato è di meno di 20 anni.

Al verso 81, è possibile, facendo il conto, ipotizzare che "un pastor sanza legge" spossa essere identificato in papa Clemente V (interpretazione avallata dal riferimento al Re di Francia). La morte di Clemente V avviene nel 1314, il chè può indurre a rivedere la data di stesura dell'Inferno e ipotizzare che tale passaggio sia stato rivisto in seguito, con aggiunte e correzioni proprio in merito alla profezia (che non si può considerare post eventum, ma terminus ante quem).

Questa seconda parte dunque non può essere considerata post eventum, sia perchè i riferimenti temporali sulla morte di Clemente V sono troppo indeterminati in rapporto a quanto poi effettivamente avvenuto, sia perchè non ci sono riferimenti al trasferimento ad Avignone, ad esempio. Solo la prima parte è chiaramente post eventum.

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