Abate di San Zeno

 Dante e Virgilio si trovano nella quarta cornice, dove viene purificato il peccato di accidia. Le anime penitenti sono costrette a correre senza sosta e a gridare esempi di accidia punita o di sollecitudine. L'anima che i due pellegrini incontrano è quellla di un ex abate in San Zeno, che non può sostare con loro, dato che la purificazione vieta ogni sosta, ma si offre di indicare la via per accedere alla cornice successiva, si scusa, si identifica e pronuncia una profezia prima di lasciarsi i due poeti alle spalle. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, di cui dolente ancor Milan ragiona. E tale ha già l'un piè dentro la fossa, che tosto piangerà quel monastero, e tristo fia d'aver avuta possa; perchè suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, ha posto in loco di suo pastor vero. » Io non so se più disse o s'ei si tacque, tant'era già di là da noi trascorso; ma questo intesi, e ritener mi piacque....

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi.

La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali:

una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303:

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,

se' tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio

per lo qual non temesti tòrre a 'nganno

la bella donna, e poi di farne steazio?"

Inf. XIX, vv. 52-57

Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva ricorso in vita.

La seconda parte, che rappresenta la profezia vera e propria, si ha ai versi 79-87:

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi

e ch'i' son stato così sottosopra,

ch'el non starà piantato coi piè rossi:

ché doopo lui verrà di più laida opra

di ver ponente, un pastor sanza legge,

tal che convien che lui e me ricuopra.

Inf. XIX, vv. 79-87

Qui si identificano due predizioni: Niccolò è lì da più tempo di quanto Bonifacio VIII trascorrerà nella sua posizione prima che un altro arrivi a spingerlo ancora più in basso. Se Niccolò muore nell'Agosto del 1280, si sta parlando di più di 19 anni. Il pastore senza legge arriverà dopo Bonifacio e lo farà scendere ancora più giù. Non essendoci riferimenti temporali precisi, a parte il "parecchi anni", l'intervallo massimo tra la morte di Bonifacio e l'arrivo del successivo dannato è di meno di 20 anni.

Al verso 81, è possibile, facendo il conto, ipotizzare che "un pastor sanza legge" spossa essere identificato in papa Clemente V (interpretazione avallata dal riferimento al Re di Francia). La morte di Clemente V avviene nel 1314, il chè può indurre a rivedere la data di stesura dell'Inferno e ipotizzare che tale passaggio sia stato rivisto in seguito, con aggiunte e correzioni proprio in merito alla profezia (che non si può considerare post eventum, ma terminus ante quem).

Questa seconda parte dunque non può essere considerata post eventum, sia perchè i riferimenti temporali sulla morte di Clemente V sono troppo indeterminati in rapporto a quanto poi effettivamente avvenuto, sia perchè non ci sono riferimenti al trasferimento ad Avignone, ad esempio. Solo la prima parte è chiaramente post eventum.

Commenti

Post popolari in questo blog

Maometto

La profezia del Veltro

I guardiani dell'Inferno