Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi.

La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali:

una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303:

Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto,

se' tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio

per lo qual non temesti tòrre a 'nganno

la bella donna, e poi di farne steazio?"

Inf. XIX, vv. 52-57

Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva ricorso in vita.

La seconda parte, che rappresenta la profezia vera e propria, si ha ai versi 79-87:

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi

e ch'i' son stato così sottosopra,

ch'el non starà piantato coi piè rossi:

ché doopo lui verrà di più laida opra

di ver ponente, un pastor sanza legge,

tal che convien che lui e me ricuopra.

Inf. XIX, vv. 79-87

Qui si identificano due predizioni: Niccolò è lì da più tempo di quanto Bonifacio VIII trascorrerà nella sua posizione prima che un altro arrivi a spingerlo ancora più in basso. Se Niccolò muore nell'Agosto del 1280, si sta parlando di più di 19 anni. Il pastore senza legge arriverà dopo Bonifacio e lo farà scendere ancora più giù. Non essendoci riferimenti temporali precisi, a parte il "parecchi anni", l'intervallo massimo tra la morte di Bonifacio e l'arrivo del successivo dannato è di meno di 20 anni.

Al verso 81, è possibile, facendo il conto, ipotizzare che "un pastor sanza legge" spossa essere identificato in papa Clemente V (interpretazione avallata dal riferimento al Re di Francia). La morte di Clemente V avviene nel 1314, il chè può indurre a rivedere la data di stesura dell'Inferno e ipotizzare che tale passaggio sia stato rivisto in seguito, con aggiunte e correzioni proprio in merito alla profezia (che non si può considerare post eventum, ma terminus ante quem).

Questa seconda parte dunque non può essere considerata post eventum, sia perchè i riferimenti temporali sulla morte di Clemente V sono troppo indeterminati in rapporto a quanto poi effettivamente avvenuto, sia perchè non ci sono riferimenti al trasferimento ad Avignone, ad esempio. Solo la prima parte è chiaramente post eventum.

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