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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi. La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali: una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303 : Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto, se' tu già costì ritto, Bonifazio? Di parecchi anni mi mentì lo scritto. Se' tu sì tosto di quell'aver sazio per lo qual non temesti tòrre a 'nganno la bella donna, e poi di farne steazio?" Inf. XIX, vv. 52-57 Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva...

La profezia del Veltro

 Numerose sono le profezie nella Divina Commedia, così tante da costituire addirittura l'ossatura dell'Opera stessa, ma nessuna è così importante, e allo tesso tempo oscura, come quella presente nel I canto dell'Inferno.  È Virgilio a pronunciarla, in merito al destino che attende la lupa, che in quel momento sta aggredendo Dante nella Selva Oscura: Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più sarano ancora, infin che 'l veltro verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra nè peltro, ma sap ï enza, amore e virtute, e sua nazion sarà tra feltro e feltro. Inf. I, vv. 100-105 Il protagonista è il veltro, un cane da caccia, la cui particolarità, oltre all'essere molto veloce, è quella di azzannare la preda e di non lasciarla finchè questa non muore. Un animale, dunque, che non lascia scampo. Per comprendere chi, o cosa, possa celarsi dietro questa figura, è necessario precisare alcuni aspetti della vita di Dante e in particolare il suo rapporto con i ...