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Visualizzazione dei post da marzo, 2025

Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Papa Niccolò III

 L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XV, 69 e questa, canto XIX, 79, è questa volta di 515 versi. La presente profezia può essere divisa in due parti fondamentali: una prima, in cui papa Niccolò III scambia Dante per papa Bonifacio VIII, predicendo che prenderà il suo posto, non prima di parecchi anni, sebbene poi egli muoia effettivamente il 12 ottobre del 1303 : Ed el gridò: "Se' tu già costì ritto, se' tu già costì ritto, Bonifazio? Di parecchi anni mi mentì lo scritto. Se' tu sì tosto di quell'aver sazio per lo qual non temesti tòrre a 'nganno la bella donna, e poi di farne steazio?" Inf. XIX, vv. 52-57 Non è chiaro a cosa possa riferirsi "lo scritto", se sia il Libro degli Eventi, la Bibbia stessa. C'è da considerare che i dannati e, in generale tutte le anime dei defunti incontrate da Dante, leggono il futuro nella mente di Dio. Qualche commentatore ha fatto riferimento alle pratiche di preveggenza a cui Niccolò faceva...

La profezia del Veltro

 Numerose sono le profezie nella Divina Commedia, così tante da costituire addirittura l'ossatura dell'Opera stessa, ma nessuna è così importante, e allo tesso tempo oscura, come quella presente nel I canto dell'Inferno.  È Virgilio a pronunciarla, in merito al destino che attende la lupa, che in quel momento sta aggredendo Dante nella Selva Oscura: Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più sarano ancora, infin che 'l veltro verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra nè peltro, ma sap ï enza, amore e virtute, e sua nazion sarà tra feltro e feltro. Inf. I, vv. 100-105 Il protagonista è il veltro, un cane da caccia, la cui particolarità, oltre all'essere molto veloce, è quella di azzannare la preda e di non lasciarla finchè questa non muore. Un animale, dunque, che non lascia scampo. Per comprendere chi, o cosa, possa celarsi dietro questa figura, è necessario precisare alcuni aspetti della vita di Dante e in particolare il suo rapporto con i ...