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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Le brutte Arpie

  Sempre in termini di guardiani e figure simboliche alle varie zone dell'Inferno dantesco, vediamo come, non solo al VII cerchio sia assegnato il Minotauro, ma ciascun girone ha a sua volta altre figure mitologiche che gli sono proprie. Solo il III° girone non sembra averne e della qual cosa mi è sempre sfuggito il significato. Il bosco dei suicidi vede la presenza delle arpie, figure alate con ventre largo e pennuto, ampie ali, artigli ai piedi (non zampe, si noti bene) e colli e visi umani. La commistione uomo/bestia è ricorrenza continua nell'Inferno; questi esseri non sono metà e metà, ma ogni caratteristica umana è mescolata con quella animale. Le arpie, dunque, popolano questo bosco, facendo nidi sugli alberi e nutrendosi dello loro foglie, sono innegabilmente figure femminili e mi sono sempre chiesto il perchè della loro presenza qui. Cosa rappresentano? Cosa stanno a significare? Esse, che innanzitutto non vanno confuse con le furie, fanno lamenti sugli alberi, ovvero ...

La profezia di Ciacco

 Questa è la prima profezia post eventum dell'intero Poema e viene consegnata a Dante personaggio dall'anima di un individuo, la cui identità era e resta ignota, sia a Dante stesso che a noi lettori. Siamo al VI canto, III cerchio (dove è punita la colpa della gola), al verso 64: è possibile notare una prima e decisamente curiosa particolarità: tra la profezia del veltro (canto I al verso 105) e questa (canto VI, verso 64) intercorrono 666 versi. E quelli a me: "Dopo lunga tencione, verranno al sangue, e la parte selvaggia caccerà l'altra con molta offensione. Poi appresso convien che questa caggia infra tre soli, e che l'altra sormonti con la forza di tal che testè piaggia. Alte terrà lungo tempo le fronti, tenendo l'altra sotto gravi pesi, come che di ciò pianga o che n'aonti. Giusti son due, e non vi sono intesi; superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c'hanno i cuori accesi. Inf. VI, vv. 64-75 Come detto, l'identità di Ciacco resta osc...