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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Le brutte Arpie

  Sempre in termini di guardiani e figure simboliche alle varie zone dell'Inferno dantesco, vediamo come, non solo al VII cerchio sia assegnato il Minotauro, ma ciascun girone ha a sua volta altre figure mitologiche che gli sono proprie. Solo il III° girone non sembra averne e della qual cosa mi è sempre sfuggito il significato. Il bosco dei suicidi vede la presenza delle arpie, figure alate con ventre largo e pennuto, ampie ali, artigli ai piedi (non zampe, si noti bene) e colli e visi umani. La commistione uomo/bestia è ricorrenza continua nell'Inferno; questi esseri non sono metà e metà, ma ogni caratteristica umana è mescolata con quella animale. Le arpie, dunque, popolano questo bosco, facendo nidi sugli alberi e nutrendosi dello loro foglie, sono innegabilmente figure femminili e mi sono sempre chiesto il perchè della loro presenza qui. Cosa rappresentano? Cosa stanno a significare? Esse, che innanzitutto non vanno confuse con le furie, fanno lamenti sugli alberi, ovvero ...

La profezia di Ciacco

 Questa è la prima profezia post eventum dell'intero Poema e viene consegnata a Dante personaggio dall'anima di un individuo, la cui identità era e resta ignota, sia a Dante stesso che a noi lettori. Siamo al VI canto, III cerchio (dove è punita la colpa della gola), al verso 64: è possibile notare una prima e decisamente curiosa particolarità: tra la profezia del veltro (canto I al verso 105) e questa (canto VI, verso 64) intercorrono 666 versi. E quelli a me: "Dopo lunga tencione, verranno al sangue, e la parte selvaggia caccerà l'altra con molta offensione. Poi appresso convien che questa caggia infra tre soli, e che l'altra sormonti con la forza di tal che testè piaggia. Alte terrà lungo tempo le fronti, tenendo l'altra sotto gravi pesi, come che di ciò pianga o che n'aonti. Giusti son due, e non vi sono intesi; superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c'hanno i cuori accesi. Inf. VI, vv. 64-75 Come detto, l'identità di Ciacco resta osc...