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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

Ugo Capeto

 Nel XX canto del Purgatorio, Dante ci presenta un illustre personaggio: Ugo Capeto. La critica ha rilevato diverse inesattezze nella storia riportata, e sembra addirittura che il Poeta abbia confuso Ugo Magno, il padre, e suo figlio Ugo Capeto, per l'appunto, che divenne poi Re di Francia. Tale questione, però, esula dal contenuto della profezia pronunciata. Il protagonista la introduce attraverso una breve storia della monarchia francese fino ai tempi di Dante stesso. Egli è il capostipite dei regnanti e in questo resoconto introduce anche un giudizio morale. Dante di lui conosce poco e confonde nomi e ruoli, ma, sebbene sia morto trecento anni avanti il presente, si dimostra stranamente edotto sui recenti accadimenti. Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia potesser, tosto ne saria vendetta; e io la cheggio a lui che tutto giuggia. Purg. XX, vv. 46-48 L'appello alla giustizia sembra di natura in effetti profetica. La sconfitta francese a Courtrai del 1302 sembra essere ciò a c...

Le brutte Arpie

  Sempre in termini di guardiani e figure simboliche alle varie zone dell'Inferno dantesco, vediamo come, non solo al VII cerchio sia assegnato il Minotauro, ma ciascun girone ha a sua volta altre figure mitologiche che gli sono proprie. Solo il III° girone non sembra averne e della qual cosa mi è sempre sfuggito il significato. Il bosco dei suicidi vede la presenza delle arpie, figure alate con ventre largo e pennuto, ampie ali, artigli ai piedi (non zampe, si noti bene) e colli e visi umani. La commistione uomo/bestia è ricorrenza continua nell'Inferno; questi esseri non sono metà e metà, ma ogni caratteristica umana è mescolata con quella animale. Le arpie, dunque, popolano questo bosco, facendo nidi sugli alberi e nutrendosi dello loro foglie, sono innegabilmente figure femminili e mi sono sempre chiesto il perchè della loro presenza qui. Cosa rappresentano? Cosa stanno a significare? Esse, che innanzitutto non vanno confuse con le furie, fanno lamenti sugli alberi, ovvero ...

La profezia di Ciacco

 Questa è la prima profezia post eventum dell'intero Poema e viene consegnata a Dante personaggio dall'anima di un individuo, la cui identità era e resta ignota, sia a Dante stesso che a noi lettori. Siamo al VI canto, III cerchio (dove è punita la colpa della gola), al verso 64: è possibile notare una prima e decisamente curiosa particolarità: tra la profezia del veltro (canto I al verso 105) e questa (canto VI, verso 64) intercorrono 666 versi. E quelli a me: "Dopo lunga tencione, verranno al sangue, e la parte selvaggia caccerà l'altra con molta offensione. Poi appresso convien che questa caggia infra tre soli, e che l'altra sormonti con la forza di tal che testè piaggia. Alte terrà lungo tempo le fronti, tenendo l'altra sotto gravi pesi, come che di ciò pianga o che n'aonti. Giusti son due, e non vi sono intesi; superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c'hanno i cuori accesi. Inf. VI, vv. 64-75 Come detto, l'identità di Ciacco resta osc...