Post

Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Godi Fiorenza

 Questa profezia è di natura diversa da quelle incontrate finora: Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo 'nferno tuo nome si spande! Tra li ladron trovai conque cotali tuoi cittadini onde mi vien vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. Tragge Marte vapor di Val di Magra ch'è di torbidi nuvoli involuto; e con tempesta impetuosa e agra sovra Campo Picen fia combattuto; ond'ei repente spezzerà la nebbia, sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto. E detto l'ho perchè doler ti debbia!" Inf. XXIV, vv. 133-151 I riferimenti temporali sono troppo vaghi, così come il contenuto: non è possibile stabilire cosa nello specifico succederà a Firenze, ma solo che sarà qualcosa di negativo. Inoltre non è pronunciata da un dannato che si rivolga a Dante personaggio, ma da Dante poeta stesso, quasi una voce fuori campo. Non è nemmeno chiaro perchè si alluda a Prato e se ciò sia da riferirsi alla città, secondo i primi commenti, ...

L'ingresso al IX cerchio

 Nel XXXII canto dell'Inferno, Dante descrive il suo ingresso nell'ultimo cerchio, il IX, dove vengono puniti i traditori. Messo piede sul ghiaccio, il peregrino non sembra concentrarsi subito sul nuovo scenario in cui si trova, ma indugia ancora su quello dal quale viene: e io mirava ancora a l'alto muro Inf. XXXII, v. 18 quando sente qualcuno pronunciare la seguente frase: "Guarda come passi: va sì, che tu non calchi con le piante le teste de' fratei miseri lassi." Inf. XXXII, vv. 19-21 senza però che venga detto chi sia stato a pronunciarla. La prima ipotesi sembra essere quella secondo cui sia uno dei dannati stessi del IX cerchio che, vedendo arrivare qualcuno, si premura di metterlo in guardia dal pestarli. Sebbene appaia come l'interpretazione più ragionevole, ad attenta analisi non si presta affatto. Innanzitutto, le anime dei traditori qui puniti sono immobilizzati nel ghiaccio, il ché rende loro difficile, se non impossibile, l'essersi accort...