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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Godi Fiorenza

 Questa profezia è di natura diversa da quelle incontrate finora: Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo 'nferno tuo nome si spande! Tra li ladron trovai conque cotali tuoi cittadini onde mi vien vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. Tragge Marte vapor di Val di Magra ch'è di torbidi nuvoli involuto; e con tempesta impetuosa e agra sovra Campo Picen fia combattuto; ond'ei repente spezzerà la nebbia, sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto. E detto l'ho perchè doler ti debbia!" Inf. XXIV, vv. 133-151 I riferimenti temporali sono troppo vaghi, così come il contenuto: non è possibile stabilire cosa nello specifico succederà a Firenze, ma solo che sarà qualcosa di negativo. Inoltre non è pronunciata da un dannato che si rivolga a Dante personaggio, ma da Dante poeta stesso, quasi una voce fuori campo. Non è nemmeno chiaro perchè si alluda a Prato e se ciò sia da riferirsi alla città, secondo i primi commenti, ...

L'ingresso al IX cerchio

 Nel XXXII canto dell'Inferno, Dante descrive il suo ingresso nell'ultimo cerchio, il IX, dove vengono puniti i traditori. Messo piede sul ghiaccio, il peregrino non sembra concentrarsi subito sul nuovo scenario in cui si trova, ma indugia ancora su quello dal quale viene: e io mirava ancora a l'alto muro Inf. XXXII, v. 18 quando sente qualcuno pronunciare la seguente frase: "Guarda come passi: va sì, che tu non calchi con le piante le teste de' fratei miseri lassi." Inf. XXXII, vv. 19-21 senza però che venga detto chi sia stato a pronunciarla. La prima ipotesi sembra essere quella secondo cui sia uno dei dannati stessi del IX cerchio che, vedendo arrivare qualcuno, si premura di metterlo in guardia dal pestarli. Sebbene appaia come l'interpretazione più ragionevole, ad attenta analisi non si presta affatto. Innanzitutto, le anime dei traditori qui puniti sono immobilizzati nel ghiaccio, il ché rende loro difficile, se non impossibile, l'essersi accort...