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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

Guido del Duca

  Prima di rivelare la profezia, Guido del Duca descrive la corruzione degli abitanti della Valle dell'Arno: Nè lascerò di dir perch'altri m'oda; e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta di ciò che vero spirto mi disnoda. Io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva del fiero fiume, e tutti li sgomenta. Vende la carne loro essendo viva; poscia li ancide come antica belva; molti di vita e sè di pregio priva. Sanguinoso esce de la trista selva; lasciala tal, che di qui a mille anni ne lo stato primaio non si rinselva ». Purg. XIV, vv. 55-66 Dal giudizio sulla corruzione, si passa alla profezia, il cui senso risulta relativamente chiaro a parte l'identificazione di " altrui ". Sebbene si possa pensare si tratti di Dante stesso, quel " tuo " chiarisce che si sta rivolgendo a Rinieri da Calboli, seduto accanto a lui. Tutta la profezia è di ispirazione biblica a partire da " vero spirto "; sebbene venga usato il term...

Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

Camiscion de' Pazzi

  Ultima profezia dell'Inferno, è pronunciata da Camiscion de' Pazzi, che Dante incontra nella Caina, prima delle quattro zone in cui è diviso il Lago di Cocito: E perchè non mi metti in più sermoni, sappi ch'i' fu' il Camiscion de' Pazzi; e aspetto Carlin che mi scagioni. " Inf. XXXII, vv. 67-69 Con queste parole il dannato vuole intendere che, quando Carlin (un suo parente) arriverà nel IX Cerchio, la sua colpa ne sarà mitigata, essendo quella di Carlin ben peggiore. Costui, nel 1302, si macchierà di tradimento per denaro ai danni dei Guelfi Bianchi assediati nel Castello di Piantrevigne in Val d'Arno; questo vile atto destinerà Carlin all'Antenora, dunque, passando, vedrà Camiscion il quale a sua volta sentirà una sorta di sconto di pena, in una visione distorta, propria dei dannati. Si confrontino a tal proposito le parole di Francesca in Inferno V. Il tentativo sembra sempre quello di spostare l'attenzione sul peccato di qualcun altro. In q...