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Visualizzazione dei post da maggio, 2025

Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Qual diavolo ti tocca?

 La vicenda è quella che vede Dante impegnato a strappare i capelli dal capo di un  traditore fitto nel ghiaccio di Cocito, più in particolare nella zona dell'Antenora. Questo traditore, Bocca degli Abati, urla di dolore a tal punto che un suo vicino ( Buoso da Duera ), impossibilitato a muoversi e non potendo vedere per intero la scena, chiede cos'abbia tanto da urlare e usa un'espressione particolare: "Che hai tu, Bocca? non ti basta sonar con le mascelle, se tu non latri? qual diavol ti tocca?" Inf. XXXII, vv. 106-108 Voglio mettere l'accento su quel "qual diavolo ti tocca?", espressione che può essere letta, anche ai giorni nostri, nel senso di "che diavolo hai?". Oppure si può supporre che faccia riferimento a qualcosa di più specifico. Per capire meglio se il senso da assegnare sia particolare, è necessario ricordare come, nella bolgia dei barattieri, sia un diavolo quello che porta un dannato dal giudizio di Minosse al luogo di espia...

Tu saprai quanto quell'arte pesa

  A distanza di 515 versi dalla profezia di Ciacco, incontriamo quella di Farinata: Ma non cinquanta volte fia raccesa la faccia della donna che qui regge, che tu saprai quanto quell'arte pesa. Inf. X, vv. 79-81 Sentenza piuttosto breve se paragonata alla precedente, nel canto VI, e che non sembra riguardare nello specifico l'evento dell'esilio (argomento praticamente costante in tutte le profezie della Commedia), ma un episodio a esso collegato. Nelle battute scambiate nelle terzine precedenti è emerso che nè Farinata nè i suoi furono in grado di tornare dopo essere stati cacciati. Risulta dunque che il riferimento sia a questa possibilità (o capacità) di rientrare in Firenze dopo una prima cacciata. Le parole del dannato sembrano in effetti riferirsi a un evento molto specifico: l'impossibilità o, quanto meno, l'enorme difficoltà che Dante si troverà ad affrontare quando cercherà di ritornare in Patria. E sappiamo quanto sarà difficile, considerando che il Poeta n...