Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII:

cominciò ella, «se novella vera

di Val di Magra o di parte vicina

sai, dillo a me, che già grande là era.

Fui chiamato Currado Malaspina;

non son l'antico, ma di lui discesi;

a' miei portai l'amor che qui raffina».

Purg. VIII, vv. 115-120

dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia.

In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio.

Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indizi indiretti) che la cronologia fittizia del viaggio sia riferita al 1300 (e non al 1301). Di non essere stato ancora in Lunigiana e di descrivere lo stato attuale della zona:

«Oh!», diss'io lui, «per li vostri paesi

già mai non fui; ma dove si dimora

per tutta Europa ch'ei non sien palesi?

La fama che la vostra casa onora,

grida i segnori e grida la contrada,

sì che ne sa chi non vi fu ancora;

e io vi giuro, s'io di sopra vada,

che vostra gente onrata non si sfregia

del pregio de la borsa e de la spada.

Uso e natura sì la privilegia,

che, perchè il capo reo il mondo torca,

sola va dritta e 'l mal cammin dispregia».

Purg. VIII, vv. 121-132

I seguenti versi propongono invece il cuore vero e proprio della profezia:

Ed elli: «Or va, che 'l sol non si ricorca

sette volte nel letto che 'l Montone

con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

che cotesta cortese oppinione

ti fia chiavata in mezzo dalla testa

con maggior chiavi che d'altrui sermone,

se corso di giudicio non s'arresta».

Purg. VIII, vv. 133-139

Il primo riferimento va alle riflessioni astronomiche di Dante, relative al movimento del Sole e della costellazione dell'Ariete. Il computo degli anni rimanda al numero "sette", avvalorato dall'espressione "non si ricorca ... che ...".

Currado conclude dicendo che l'opinione di Dante sulla sua famiglia verrà confermata dall'esperienza diretta della sua generosità. Poichè sarà ospite di Franceschino Malaspina in Lunigiana nel 1306, ecco che viene confermato il termine dei 7 anni (1300 compreso) a cui si accennava. Oltre a essere un tributo, questa profezia entra nel novero di quelle relative all'esilio di Dante, ma visto sotto una luce più favorevole. Si inquadra come un riferimento a eventi personali sia dal punto di vista del Poeta, che di terze persone: i Malaspina, in questo caso specifico.




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