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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

Godi Fiorenza

 Questa profezia è di natura diversa da quelle incontrate finora: Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo 'nferno tuo nome si spande! Tra li ladron trovai conque cotali tuoi cittadini onde mi vien vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. Tragge Marte vapor di Val di Magra ch'è di torbidi nuvoli involuto; e con tempesta impetuosa e agra sovra Campo Picen fia combattuto; ond'ei repente spezzerà la nebbia, sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto. E detto l'ho perchè doler ti debbia!" Inf. XXIV, vv. 133-151 I riferimenti temporali sono troppo vaghi, così come il contenuto: non è possibile stabilire cosa nello specifico succederà a Firenze, ma solo che sarà qualcosa di negativo. Inoltre non è pronunciata da un dannato che si rivolga a Dante personaggio, ma da Dante poeta stesso, quasi una voce fuori campo. Non è nemmeno chiaro perchè si alluda a Prato e se ciò sia da riferirsi alla città, secondo i primi commenti, ...

L'ingresso al IX cerchio

 Nel XXXII canto dell'Inferno, Dante descrive il suo ingresso nell'ultimo cerchio, il IX, dove vengono puniti i traditori. Messo piede sul ghiaccio, il peregrino non sembra concentrarsi subito sul nuovo scenario in cui si trova, ma indugia ancora su quello dal quale viene: e io mirava ancora a l'alto muro Inf. XXXII, v. 18 quando sente qualcuno pronunciare la seguente frase: "Guarda come passi: va sì, che tu non calchi con le piante le teste de' fratei miseri lassi." Inf. XXXII, vv. 19-21 senza però che venga detto chi sia stato a pronunciarla. La prima ipotesi sembra essere quella secondo cui sia uno dei dannati stessi del IX cerchio che, vedendo arrivare qualcuno, si premura di metterlo in guardia dal pestarli. Sebbene appaia come l'interpretazione più ragionevole, ad attenta analisi non si presta affatto. Innanzitutto, le anime dei traditori qui puniti sono immobilizzati nel ghiaccio, il ché rende loro difficile, se non impossibile, l'essersi accort...