Abate di San Zeno

 Dante e Virgilio si trovano nella quarta cornice, dove viene purificato il peccato di accidia. Le anime penitenti sono costrette a correre senza sosta e a gridare esempi di accidia punita o di sollecitudine. L'anima che i due pellegrini incontrano è quellla di un ex abate in San Zeno, che non può sostare con loro, dato che la purificazione vieta ogni sosta, ma si offre di indicare la via per accedere alla cornice successiva, si scusa, si identifica e pronuncia una profezia prima di lasciarsi i due poeti alle spalle. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, di cui dolente ancor Milan ragiona. E tale ha già l'un piè dentro la fossa, che tosto piangerà quel monastero, e tristo fia d'aver avuta possa; perchè suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, ha posto in loco di suo pastor vero. » Io non so se più disse o s'ei si tacque, tant'era già di là da noi trascorso; ma questo intesi, e ritener mi piacque....

L'ingresso al IX cerchio

 Nel XXXII canto dell'Inferno, Dante descrive il suo ingresso nell'ultimo cerchio, il IX, dove vengono puniti i traditori. Messo piede sul ghiaccio, il peregrino non sembra concentrarsi subito sul nuovo scenario in cui si trova, ma indugia ancora su quello dal quale viene:

e io mirava ancora a l'alto muro

Inf. XXXII, v. 18

quando sente qualcuno pronunciare la seguente frase:

"Guarda come passi:

va sì, che tu non calchi con le piante

le teste de' fratei miseri lassi."

Inf. XXXII, vv. 19-21

senza però che venga detto chi sia stato a pronunciarla.

La prima ipotesi sembra essere quella secondo cui sia uno dei dannati stessi del IX cerchio che, vedendo arrivare qualcuno, si premura di metterlo in guardia dal pestarli. Sebbene appaia come l'interpretazione più ragionevole, ad attenta analisi non si presta affatto.

Innanzitutto, le anime dei traditori qui puniti sono immobilizzati nel ghiaccio, il ché rende loro difficile, se non impossibile, l'essersi accorti così repentinamente dell'arrivo di due individui. Secondo, ammesso che qualcuno a lui prossimo abbia visto Dante, è altrettanto difficile che l'abbia identificato come qualcuno dotato di corpo fisico in grado quindi di colpire nel volto chi è incastonato nel ghiaccio, ma soprattutto: deve averlo identificato come un individuo che non è lì perchè punito, ma in visita e con il corpo fisico.

Questa cosa è esclusa, tanto è vero che frate Alberigo crede che Dante e Virgilio siano traditori destinati alla Tolomea, o comunque al IX cerchio.

Colui che stiamo cercando deve presentare alcune caratteristiche peculiari: deve sapere che Dante è un viator, e non un'anima destinata all'ultima posta. È qualcuno che è molto vicino a Dante e verso cui il pellegrino è ancora rivolto, tanto da poterlo ancora sentire, nel caso questi pronunci un monito o un avvertimento.

In base a quanto detto e valutato, la soluzione più ovvia sembra essere Anteo, il gigante che ha condotto Dante e Virgilio sulla superficie ghiacciata del Lago di Cocito.



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