Il conte Ugolino
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Sebbene tutti i dannati nel Lago di Cocito sembrino puniti alla stessa maniera, immersi nel ghiaccio per l'eternità, ciascuna delle quattro zone prevede un diverso grado di punizione e di tormento, che in effetti tende ad aumentare con l'approssimarsi al centro.
La prima zona, la Caina, ospita i traditori dei consaguinei, i quali sono fitti nel ghiaccio fino alla cintola; se si leggono con attenzione i passaggi relativi ai conti Mangona e altri, appare chiaro il modo in cui questi traditori siano conficcati nel ghiaccio. Altra, ma ce ne sono molte di più, caratteristica è quella secondo cui questi traditori tendono a nominarsi: si presentano cioè spontaneamente.
Segue poi l'Antenora, che ospita i traditori della patria, immersi fino al collo, con il volto rivolto verso il basso, il ché permette loro di piangere e sfogare il dolore. Essi si dimostrano più che riluttanti a presentarsi, anzi desiderano l'esatto contrario.
Nella Tolomea, traditori degli ospiti hanno solo i visi che sporgono dal ghiaccio, ma stavolta rovesciati all'indietro, il chè impedisce loro di sfogare il dolore tramite il pianto, dato che le lagrime stesse, congelando, formano una sorta di tappo.
Da ultimo, la Giudecca, che vede le anime dei peccatori totalmente sepolte nel ghiaccio: l'immersione è completa e massima la punizione.
Stando così le cose, se si va ad analizzare in primis la posizione assunta dal conte Ugolino (rispetto all'Arc. Ruggeri), il suo atteggiamento in risposta alle parole di Dante e la sua vicenda storica e personale, ci si accorge che qualcosa non torna. Dante afferma:
Noi eravam partiti già da ello,
ch'io vidi due ghiacciati in una buca,
sì che l'un capo a l'altro era cappello;
Inf. XXXII, vv. 124-126
Quel "una" può essere letto come "una sola", ovvero una sola buca, destinata a un solo peccatore, dove però ne alloggiano due. Uno è dunque fuori posto: è lì ma dovrebbe essere altrove.
Una delle prime cose che fa Ugolino, rispondendo alle parole di Dante, è quella di nominarsi e di rivelare, immediatamente dopo, il nome del peccatore sotto di lui (che tace tutto il tempo). Risulta inoltre che il conte Ugolino, per poter rosicchiare il cranio dell'Arc. Ruggeri, deve sporgere dal ghiaccio con il corpo, mentre l'altro può stare immerso tranquillamente fino al collo.
Veniamo alle vicende personali dei due protagonisti della scena. Considerando la condotta dell'Arcivescovo, risulta chiaro come egli, tradendo la fiducia del conte ("fidandomi di lui"), meriti di trovarsi nell'Antenora; diverso il discorso per il conte Ugolino. Egli non si macchiò in alcun modo di un tradimento contro la patria, neanche considerando la storia dei castelli ceduti ai comuni di Firenze e Lucca. Il conte può invece essere accusato, e a ragione, di tradimento nei confronti del nipote Nino Visconti, che si vide abbandonato quando Ugolino prese accordi con l'Arcivescovo per poter rientrare a Pisa, dopo la cacciata dei Guelfi del 1288.
Mettendo insieme queste considerazioni, risulta che il conte Ugolino si trova effettivamente nell'Antenora, ma dovrebbe trovarsi nella Caina. A lui, e a lui soltanto, viene data la possibilità di vendicarsi contro colui che lo ha indotto ad abbandonare il nipote (tradendolo) e condannandosi in tal modo alla dannazione eterna, ovvero alla seconda morte. Il modo in cui egli perpetra la sua vendetta ricorda la morte fisica, per fame (insieme a figli e nipoti) nella Torre della Muda. Un paio di considerazioni a conclusione:
è escuso che il conte Ugolino si sia cibato delle carni di figli e nipoti (deceduti prima di lui), cosa che anche Dante probabilmente escludeva;
secondo, tecnicamente non è morto per fame (come pure gli altri imprigionati insieme a lui) ma di sete, considerando che furono lasciati chiusi dentro, senza acqua nè cibo, per "soli" otto giorni.
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