Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

Maometto

 Al canto XXVIII vengono date due profezie: la prima è pronunciata da Maometto stesso. Da evitare l'associazione di idee che lo vede Profeta dell'Islam e allo stesso tempo personaggio che consegna una profezia a Dante Personaggio.

La profezia è la seguente:

"Or dì a fra Dolcin duqneu che s'armi,

tu che forse vedra' il sole in breve,

s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,

sì di vivanda, che stretta di neve

non rechi la vittoria al Noarese,

ch'altrimenti acquistr non sarìa leve."

Inf. XXVIII, vv. 55-60

La prima cosa che può essere messa in evidenza è il fatto che il tono è quello di un consiglio, o avvertimento, mancando di un verbo al futuro, presente invece nelle altre profezie incontrate finora.

Anzi, sembra quasi che se Dolcino seguisse il suggerimento di Maometto il suo destino potrebbe cambiare.

I riferimenti temporali, i nomi e gli eventi sono così precisi che è impossibile non identificare subito l'assedio di fra Dolcino e dei suoi seguaci, da parte del vescovo di Novara. Questo sembra sia avvenuto nel Marzo del 1307; Dolcino venne poi condannato e poi arso vivo nel Giugno dello stesso anno. Se il viaggio di Dante avviene nel 1300, c'è un lasso temporale di 7 anni, il ché toglie valore all'espressione "tosto". Si può ipotizzare però che essa si riferisca a quanto quegli eventi siano vicini al momento in cui Dante stava scrivendo quei versi.

C'è inoltre da notare una sorta di incongruenza nell'intera vicenda: innanzitutto non è chiaro per quale ragione Maometto dimostri una sorta di simpatia per fra Dolcino, ma soprattutto la contraddizione insita nelle sue parole. Se fra Dolcino avesse vinto, la sua dottrina si sarebbe affermata e di certo sarebbe stato considerato uno scismatico, finendo di fatto nella nona bolgia. Se fosse stato sconfitto, la sua vicenda sarebbe stata dimenticata e dunque niente scisma.

A mio avviso, a risolvere l'apparente contraddizione ha contribuito con i suoi studi Maria Soresina, quando considera Maometto (e il suo genero Alì) non quali figure storiche in sè, ma come rappresentazione di tutta la comunità islamica e i neri cherubini gli uomini di Chiesa. Ecco allora che, se a subire mattanza dai neri cherubini non sono le persone di Maometto e di Alì, quanto piuttosto i musulmani durante le crociate, il discorso assume un significato logico: si avvisa fra Dolcino perchè, se non vuole finire fatto a pezzi dalla Chiesa (come Maometto stesso), farebbe bene a organizzarsi con cibo e altro, e cercare di resistere il più possibile all'assedio.

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