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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Abate di San Zeno

 Dante e Virgilio si trovano nella quarta cornice, dove viene purificato il peccato di accidia. Le anime penitenti sono costrette a correre senza sosta e a gridare esempi di accidia punita o di sollecitudine. L'anima che i due pellegrini incontrano è quellla di un ex abate in San Zeno, che non può sostare con loro, dato che la purificazione vieta ogni sosta, ma si offre di indicare la via per accedere alla cornice successiva, si scusa, si identifica e pronuncia una profezia prima di lasciarsi i due poeti alle spalle. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, di cui dolente ancor Milan ragiona. E tale ha già l'un piè dentro la fossa, che tosto piangerà quel monastero, e tristo fia d'aver avuta possa; perchè suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, ha posto in loco di suo pastor vero. » Io non so se più disse o s'ei si tacque, tant'era già di là da noi trascorso; ma questo intesi, e ritener mi piacque....

Guido del Duca

  Prima di rivelare la profezia, Guido del Duca descrive la corruzione degli abitanti della Valle dell'Arno: Nè lascerò di dir perch'altri m'oda; e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta di ciò che vero spirto mi disnoda. Io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva del fiero fiume, e tutti li sgomenta. Vende la carne loro essendo viva; poscia li ancide come antica belva; molti di vita e sè di pregio priva. Sanguinoso esce de la trista selva; lasciala tal, che di qui a mille anni ne lo stato primaio non si rinselva ». Purg. XIV, vv. 55-66 Dal giudizio sulla corruzione, si passa alla profezia, il cui senso risulta relativamente chiaro a parte l'identificazione di " altrui ". Sebbene si possa pensare si tratti di Dante stesso, quel " tuo " chiarisce che si sta rivolgendo a Rinieri da Calboli, seduto accanto a lui. Tutta la profezia è di ispirazione biblica a partire da " vero spirto "; sebbene venga usato il term...

Provenzan Savani

 In chiusura di canto, l'XI, si fa un breve accenno all'esilio di Dante; Oderisi da Gubbio si riferisce a Provenzan Salvani e Dante si domanda come possa un'anima tanto orgogliosa essere già nella prima cornice e non nell'Antipurgatorio. È Oderisi stesso a fornire la spiegazione, proponendo l'aneddoto secondo cui Salvani, al culmine della sua gloria, al fine di riscattare un amico tenuto prigioniero da Carlo I d'Angiò, si umiliò mendicando nel centro di Siena. «Quando vivea più glorioso », disse, «liberamente nel Campo di Siena, ogne vergogna diposta, s'affise; e lì, per l'amico suo di pena ch'è sostenea ne la prigion di Carlo, si condusse a tremar per ogne vena. Più non dirò, e scuro so che parlo; ma pocoi tempo andrà, che ' tuoi vicini faranno sì che tu potrai chiosarlo. Quest'opera li tolse qui confini». Purg. XI, vv. 133-142 La profezia in sè è oscura e vaga, ma il parallelismo tra la vicenda di Salvani e Dante esule è abbastanza evidente...