Provenzan Savani

 In chiusura di canto, l'XI, si fa un breve accenno all'esilio di Dante; Oderisi da Gubbio si riferisce a Provenzan Salvani e Dante si domanda come possa un'anima tanto orgogliosa essere già nella prima cornice e non nell'Antipurgatorio. È Oderisi stesso a fornire la spiegazione, proponendo l'aneddoto secondo cui Salvani, al culmine della sua gloria, al fine di riscattare un amico tenuto prigioniero da Carlo I d'Angiò, si umiliò mendicando nel centro di Siena.

«Quando vivea più glorioso», disse,

«liberamente nel Campo di Siena,

ogne vergogna diposta, s'affise;

e lì, per l'amico suo di pena

ch'è sostenea ne la prigion di Carlo,

si condusse a tremar per ogne vena.

Più non dirò, e scuro so che parlo;

ma pocoi tempo andrà, che ' tuoi vicini

faranno sì che tu potrai chiosarlo.

Quest'opera li tolse qui confini».

Purg. XI, vv. 133-142

La profezia in sè è oscura e vaga, ma il parallelismo tra la vicenda di Salvani e Dante esule è abbastanza evidente. Le parole di Oderisi non si riferiscono genericamente all'esilio in sè, ma a un aspetto in particolare: l'affidamento alla carità degli altri, reso necessario dalla povertà e dalla grande vergogna che ne fa da sfondo. Risulta dunque che la vicenda di Salvani dà il La per guardare a un evento nella vita provata del Poeta: Salvani è figura di Dante stesso. Inoltre, come l'umiliazione di Salvani è un atto di libera scelta, volendo continuare con quanto detto, l'esilio può essere visto come una scelta altrettanto deliberata da parte di Dante, in perfetta coerenza con la continua rivalutazione dell'esilio, vista in diverse profezie.

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