Abate di San Zeno

 Dante e Virgilio si trovano nella quarta cornice, dove viene purificato il peccato di accidia. Le anime penitenti sono costrette a correre senza sosta e a gridare esempi di accidia punita o di sollecitudine. L'anima che i due pellegrini incontrano è quellla di un ex abate in San Zeno, che non può sostare con loro, dato che la purificazione vieta ogni sosta, ma si offre di indicare la via per accedere alla cornice successiva, si scusa, si identifica e pronuncia una profezia prima di lasciarsi i due poeti alle spalle. Io fui abate in San Zeno a Verona sotto lo 'mperio del buon Barbarossa, di cui dolente ancor Milan ragiona. E tale ha già l'un piè dentro la fossa, che tosto piangerà quel monastero, e tristo fia d'aver avuta possa; perchè suo figlio, mal del corpo intero, e de la mente peggio, e che mal nacque, ha posto in loco di suo pastor vero. » Io non so se più disse o s'ei si tacque, tant'era già di là da noi trascorso; ma questo intesi, e ritener mi piacque....

Provenzan Savani

 In chiusura di canto, l'XI, si fa un breve accenno all'esilio di Dante; Oderisi da Gubbio si riferisce a Provenzan Salvani e Dante si domanda come possa un'anima tanto orgogliosa essere già nella prima cornice e non nell'Antipurgatorio. È Oderisi stesso a fornire la spiegazione, proponendo l'aneddoto secondo cui Salvani, al culmine della sua gloria, al fine di riscattare un amico tenuto prigioniero da Carlo I d'Angiò, si umiliò mendicando nel centro di Siena.

«Quando vivea più glorioso», disse,

«liberamente nel Campo di Siena,

ogne vergogna diposta, s'affise;

e lì, per l'amico suo di pena

ch'è sostenea ne la prigion di Carlo,

si condusse a tremar per ogne vena.

Più non dirò, e scuro so che parlo;

ma pocoi tempo andrà, che ' tuoi vicini

faranno sì che tu potrai chiosarlo.

Quest'opera li tolse qui confini».

Purg. XI, vv. 133-142

La profezia in sè è oscura e vaga, ma il parallelismo tra la vicenda di Salvani e Dante esule è abbastanza evidente. Le parole di Oderisi non si riferiscono genericamente all'esilio in sè, ma a un aspetto in particolare: l'affidamento alla carità degli altri, reso necessario dalla povertà e dalla grande vergogna che ne fa da sfondo. Risulta dunque che la vicenda di Salvani dà il La per guardare a un evento nella vita provata del Poeta: Salvani è figura di Dante stesso. Inoltre, come l'umiliazione di Salvani è un atto di libera scelta, volendo continuare con quanto detto, l'esilio può essere visto come una scelta altrettanto deliberata da parte di Dante, in perfetta coerenza con la continua rivalutazione dell'esilio, vista in diverse profezie.

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