Pier da Medicina

  La seconda profezia è data da Pier da Medicina, personaggio sconosciuto che ha rivelato un evento sconosciuto. Questo dannato ha la gola forata (e si può subito fare un parallelo con Inf VI, 53); entrambi i canti presentano profezie post eventum . La predizione è la seguente: rimembriti di Pier da Medicina se mai torni a veder lo dolce piano che da Vercelli a Maccabò dichina. E fa saper a' due miglior da Fano, a messer Guido e anco ad Angiolello, che, se l'antiveder qui non è vano, gittati saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la Cattolica per tradimento di un tiranno fello. Tra l'isola di Cipri e di Maiolica non vide mai sì gran fallo Nettuno, non da pirate, non da gente argolica. Quel traditor che vede pur con l'uno, e tien la terra che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno, farà venirli a parlamento seco; poi farà sì, ch'al vento di Focara non sarà lor mestier voto nè preco." Inf. XXVIII, vv. 73-90 Viene chiesto a Dante di ricordare il pa...

"I Regni di Dante" ora disponibile nelle librerie

Ho il grande piacere di comunicare che la versione cartacea del mio libro, "I Regni di Dante", è disponibile on line sui principali bookstores e nelle migliori librerie. È per me un traguardo così importante, che ho inseguito per così tanto tempo, e finalmente sono riuscito a concretizzarlo. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questo progetto, che hanno creduto in me e che mi hanno permesso, con il loro sostegno, di realizzarlo. 

Il testo si propone di stabilire le architetture di Inferno e Purgatorio, la loro forma e le loro dimensioni, partendo da alcuni assunti fondamentali, come la data di inizio del viaggio. Per quanto riguarda il Paradiso, il riferimento è alla disposizione dei pianeti più che alle dimensioni, per ovvie ragioni. A completamento di tutto questo, ho cercato di stabilire l'itinerario seguito dal Poeta lungo cerchi infernali, cornici del Purgatorio e cieli del Paradiso celeste. La forma è quella del dialogo, tra un professore in pensione  e un giovane sulla soglia dell'età adulta.

Auguro a tutti una piacevole lettura e spero vi piaccia.

Ora, come di consueto, riporto la breve descrizione di uno degli argomenti trattati. 

Un altro fondamentale indizio riguarda il modo in cui Dante descrive i monti Siòn e Purgatorio, e il modo in cui sembra metterli a confronto:

Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,

dentro raccolto, imagina Sïòn

con questo monte in su la terra stare

sì, ch'amendue hanno un solo orizzòn

e diversi emisperi; onde la strada

che mal non seppe carreggiar Fetòn,

vedrai come a costui convien che vada

da l'un, quando a colui da l'altro fianco,

se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada.

Purg IV, vv 67-75

Si capisce bene che essi, avendo un solo orizzonte e dividendosi il Mondo in due emisferi, si debbano trovare per forza di cose in posizioni opposte sulla superficie del globo, sono per questo l'uno agli antipodi dell'altro. Interessante anche notare il riferimento ai "fianchi" che si fa in questi versi e al percorso del Sole lungo l'eclittica ("la strada che mal non seppe carreggiar Fetòn"). È abbastanza evidente che si stia parlando del fianco come zona di confine tra il regno di Aquilone a Nord e quello del Sole a Sud. Solo una latitudine in particolare costituisce la zona di confine: il Tropico. Tutti gli altri paralleli, compreso quello sul quale si trova Gerusalemme, risultano del tutto anonimi, e quindi a mio avviso non degni di alcun riferimento esplicito all'interno della Commedia.

L'ultimo indizio è offerto dal Poeta nel descrivere il popolo eletto degli Ebrei:

che 'l mezzo cerchio del moto superno,

che si chiama Equatore in alcun'arte,

e che sempre riman tra 'l sole e 'l verno,

per la ragion che dì, quinci si parte

verso settentrïon, quanto li Ebrei

vedevan lui verso la calda parte.

Purg IV; vv. 79- 84

Il luogo, dal quale viene pronunciato questo discorso, è posto tanti gradi a Sud dell'Equatore, quanti erano i gradi a Nord in cui gli Ebrei erano stanziati ai tempi dell'Esodo. Sappiamo infatti che con il termine "Ebrei" ci si riferiva al popolo uscito d'Egitto sotto la guida di Mosé: verranno poi chiamati Giudei solo quando si organizzeranno nelle tribù di Israele, arrivando a stabilirsi definitivamente nella Città Santa. Gli Ebrei dunque, e non i Giudei, erano il popolo nomade che abitava la Penisola del Sinai e che si accampavano nei pressi dell'omonimo monte, sulla cima del quale ad esempio Mosé ricevette le Tavole dei Dieci Comandamenti. Risulta chiaro che il Purgatorio ha un altro monte ai suoi antipodi e non già Gerusalemme, altrimenti Dante in questo caso specifico avrebbe fatto riferimento ai Giudei, abitanti della Città Santa, e non agli Ebrei, nomadi nella Penisola del Sinai.

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