Io volsi Ulisse del suo cammin vago
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Il racconto di Ulisse nel XXVI canto dell'Inferno fornisce alcuni preziosi indizi che ci permetteranno di dare maggior credito alle conclusioni alle quali siamo giunti finora. Ripercorriamone le tappe fondamentali: dopo aver attraversato le Colonne d'Ercole, l'antico eroe afferma di aver volto la poppa nel mattino e di essersi dunque diretto verso il mare aperto, "sempre acquistando dal lato mancino". Se la direzione assunta è stata Sud-Ovest, possiamo supporre che il Sole in quel periodo dell'anno sorgesse con una declinazione boreale molto accentuata, ci troviamo forse nella piena estate. Ammettendo quindi di trovarsi ai primi di agosto, Ulisse e i suoi compagni arrivano ad avvistare la Montagna sacra in mezzo all'oceano dopo 5 lunazioni: considerando 29,5 giorni a lunazione, siamo alla fine di dicembre. Nella sua orazione, Ulisse suggerisce inoltre ai propri compagni di navigare "di retro al sol", nel suo moto annuo da un Tropico all'altro, di tenerlo cioè sempre di fronte nelle ore centrali del giorno. La situazione prevedrebbe di conseguenza, con buona probabilità, che egli sia giunto in vista della Montagna sacra proprio il giorno del Solstizio d'inverno: se il viaggio fosse continuato anche nei giorni successivi, Ulisse si sarebbe ritrovato a navigare "contro il sole", situazione che sarebbe stata di certo descritta.
Un passaggio cruciale del resoconto è quello in cui l'eroe omerico descrive l'ultima notte, prima del naufragio:
Tutte le stelle già de l'altro polo
vede la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Inf XXVI, vv. 126-129
Ciò che voglio mettere in evidenza è il fatto che nell'arco di una singola notte fu possibile vedere tutte le stelle dell'altro polo, condizione molto particolare che si verifica solo in determinate circostanze; vediamo quali. Affinché sia possibile ammirare tutte le stelle oltre il Circolo Polare durante una singola notte, nell'ipotesi che l'oscurità scenda in maniera istantanea e altrettanto rapidamente si faccia di nuovo giorno, è sufficiente trovarsi all'Equatore. Poiché però vanno conteggiati i crepuscoli, un'ora dopo il tramonto e una prima dell'alba, è necessario spostarsi di alcuni gradi oltre l'Equatore, in funzione del periodo dell'anno, in base cioè all'effettiva durata della piena notte. Non essendo noti a priori quanti siano stati i gradi di latitudine Sud in cui si sia potuto trovare Ulisse alla fine del suo viaggio, è necessario procedere per tentativi. Nel mio ragionamento, ho assegnato una serie di valori, 1°, 2° e così via, alla latitudine e per ciascuno ho stabilito le ore di alba e tramonto del Sole in modo da determinare l'effettiva durata della notte, tra la sera del 20 e la mattina del 21 dicembre. Per comprendere appieno il modo di procedere, si tenga presente che quella che sto cercando di descrivere è la situazione limite di una stella che affiora appena al di sopra dell'orizzonte proprio all'inizio della piena oscurità prima di tramontare, per riapparire un istante prima che abbia inizio il crepuscolo del mattino il giorno successivo. Tutte le altre stelle risulteranno visibili per periodi più o meno lunghi, o dopo il crepuscolo della sera o prima del mattino; le stelle circumpolari saranno visibili tutta la notte. Per ciascun valore di latitudine di prova imposto, va calcolata la durata del dì, e di conseguenza la durata della notte corrispondente che rappresenta il tempo durante il quale una qualsiasi stella è sopra l'orizzonte. Faccio notare che la durata del dì così calcolata dipende unicamente dalla latitudine imposta, mentre l'effettiva durata della piena notte dipende, oltre che dalla posizione sulla superficie del Globo, anche dal periodo dell'anno preso in considerazione: in questo caso il Solstizio d'inverno. Se per un dato valore di latitudine, il tempo calcolato è maggiore dell'effettiva durata della piena notte, vedere tutte le stelle risulta impossibile. Il valore cercato di latitudine è quello per il quale la durata della piena notte è maggiore e corrisponde a poco più di 7°.
La versione cartacea del libro, "I Regni di Dante", è disponibile on line sui principali bookstores e nelle migliori librerie.
Considerando la latitudine alla quale è stata posta la Montagna sacra, la curvatura della Terra nota ai tempi di Dante e il valore di latitudine appena calcolato al quale si trova Ulisse, è possibile stabilire la porzione di Purgatorio che egli vide emergere dal mare. Dopo tutti i calcoli effettuati, posso affermare che la porzione di Purgatorio è quella a partire dalla quarta cornice, e a tal proposito voglio far notare che mentre Dante si trova proprio su questo ripiano, in sogno gli appare la sirena, la quale gli rivolge le seguenti parole: "Io volsi Ulisse del suo cammin vago". Ora, poiché è noto che l'Ulisse di Omero non si lasciò sedurre dalle sirene, restando legato all'albero maestro della propria imbarcazione, è lecito ammettere che la sirena apparsa in sogno a Dante sia quella che in realtà l'abbia effettivamente sedotto, inducendolo a compiere il "folle volo" e dirigersi così verso la montagna del Purgatorio.
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