Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Il Grifone nel Paradiso Terrestre - Pt.2

 È noto che Dante veda la processione come un'immagine riflessa negli occhi di Beatrice: Platone affermava che se si vuole conoscere la propria anima, occorra contemplarne un'altra. Tenendo conto di questa affermazione e se si segue l'iter degli eventi, risulta come Virgilio abbia condotto Dante al Paradiso Terrestre (simbolo della felicità in questa vita) per poi lasciarlo in custodia a Beatrice, affinché lo conduca al Paradiso Celeste (simbolo della felicità nell'altra vita, ovvero alla felicità sovrannaturale).

Risulta dunque che l'Uomo sia il tramite tra due emisferi, uno inerente agli enti corruttibili e l'altro a quelli incorruttibili: tali sfere sono destinate a separarsi, alla morte naturale dell'individuo. Ecco dunque che il Grifone, con le sue due nature fuse in una sola, viene a rappresentare proprio questo: la duplice natura dell'Uomo, costituita dalla natura umana (unione di anima e corpo) e dall'elemento divino (o simile al divino).

È solo dopo il lavaggio nel Letè che Dante può prendere coscienza del Divino che è in lui e tale consapevolezza avviene come una visione, attraverso ciò che gli occhi di colei che rappresenta "l'anima della sua anima", e che è seduta sul Carro trainato dal Grifone.

Il Carro è dunque il mezzo che trasporta la natura divina ( o daimon) di Dante; esso riporta al divino le anime che si sono liberate dai ceppi dei vincoli terreni.

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