Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Le brutte Arpie

 Sempre in termini di guardiani e figure simboliche alle varie zone dell'Inferno dantesco, vediamo come, non solo al VII cerchio sia assegnato il Minotauro, ma ciascun girone ha a sua volta altre figure mitologiche che gli sono proprie.

Solo il III° girone non sembra averne e della qual cosa mi è sempre sfuggito il significato.

Il bosco dei suicidi vede la presenza delle arpie, figure alate con ventre largo e pennuto, ampie ali, artigli ai piedi (non zampe, si noti bene) e colli e visi umani. La commistione uomo/bestia è ricorrenza continua nell'Inferno; questi esseri non sono metà e metà, ma ogni caratteristica umana è mescolata con quella animale.

Le arpie, dunque, popolano questo bosco, facendo nidi sugli alberi e nutrendosi dello loro foglie, sono innegabilmente figure femminili e mi sono sempre chiesto il perchè della loro presenza qui. Cosa rappresentano? Cosa stanno a significare? Esse, che innanzitutto non vanno confuse con le furie, fanno lamenti sugli alberi, ovvero si lamentano, sembrano quasi borbottare e mugugnare. Se fossero esseri umani, farebbero pensare a donne che non sanno fare altro che lamentarsi, borbottare tutto il giorno, mostrare il loro disappunto. Un eventuale loro compagno sarebbe costretto a sorbire questa litania, andando via via convincendosi che tutto ciò che tra loro non funziona, sia colpa sua. Egli è costantemente nella situazione di colui che ha creato disagio e l'Arpia glielo fa pesare quotidianamente.

Il risultato è un individuo fiaccato da un costante senso di colpa e di inadeguatezza che lo porta a non poterne più e che può aggravare la sua già fragile condizione; una condizione che lo porterà a rivolgere violenza contro se stesso.

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