Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Tu saprai quanto quell'arte pesa

 A distanza di 515 versi dalla profezia di Ciacco, incontriamo quella di Farinata:


Ma non cinquanta volte fia raccesa

la faccia della donna che qui regge,

che tu saprai quanto quell'arte pesa.

Inf. X, vv. 79-81

Sentenza piuttosto breve se paragonata alla precedente, nel canto VI, e che non sembra riguardare nello specifico l'evento dell'esilio (argomento praticamente costante in tutte le profezie della Commedia), ma un episodio a esso collegato.

Nelle battute scambiate nelle terzine precedenti è emerso che nè Farinata nè i suoi furono in grado di tornare dopo essere stati cacciati. Risulta dunque che il riferimento sia a questa possibilità (o capacità) di rientrare in Firenze dopo una prima cacciata. Le parole del dannato sembrano in effetti riferirsi a un evento molto specifico: l'impossibilità o, quanto meno, l'enorme difficoltà che Dante si troverà ad affrontare quando cercherà di ritornare in Patria.

E sappiamo quanto sarà difficile, considerando che il Poeta non rientrerà mai nella sua amata città.

È fuor di dubbio che la "donna che qui regge" sia Proserpina e dunque, per traslato, la sua faccia è la Luna: in pratica il periodo di tempo pronosticato è relativo a 50 lune piene a venire. Se questo periodo viene conteggiato come mesi solari, il conto è presto fatto: ammettendo di trovarsi al 6 Aprile del 1300, si giunge al 4 o 5 Giugno del 1304. Per comprendere se questa data possa avere una qualche importanza, è necessario riportare, se pur brevemente, alcuni fatti storici che l'hanno preceduta.

Il 31 Gennaio del 1304, papa Benedetto XI nomina pacificatore per la città di Firenze il card. Niccolò degli Albertini da Prato; questi arriva in città il 10 Marzo dello stesso anno con il compito di agevolare il rientro dei Guelfi Bianchi (precedentemente cacciati - l'esilio di Dante è del 10 Marzo del 1302). Nel Giugno del 1304, il cardinale si rende conto che tutti i suoi sforzi sono risultati vani e invita i Guelfi Bianchi e i Ghibellini a lasciare la città: siamo all'8 Giugno. Storicamente si hanno tre possibili date in cui egli stesso aveva abbandonato Firenze (in base a tre diversi cronisti dell'epoca): 4, 9 e 10 Giugno.

In base alla nostra cronologia risulta che la data che coincide con le indicazioni di Farinata sia quella del 4 Giugno; il dannato sta pronosticando a Dante l'evento che farà perdere definitivamente le speranze ai Guelfi Bianchi di rientrare in Patria, concretizzato nell'abbandono del campo del cardinale stesso.


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