Purgatorio - canto VI

  Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica. Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio. I versi in questione sono: O Alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'è fatta indomita e selvaggia, e dovresti inforcar li suoi arcioni, giusto giudicio dalle stelle caggia sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto, tal che 'l tuo successor temenza n'aggia! Purg. VI, vv. 97-102 Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia. Poichè non ci sono verbi al futuro,...

Brunetto Latini

 La sequenza di versi si dimostra ancora una volta impeccabile: dalla profezia di Farinata, al canto X verso 81, alla profezia di Brunetto Latini, canto XV verso 64, intercorrono 666 versi.

Ci sono diversi aspetti di cui è opportuno discutere prima di affrontare le parole profetiche vere e proprie:

Ma quello ingasto popolo maligno

che discese da Fiesole ab antico,

e tiene ancor del monte e del macigno,

ti si farà, per tuo ben far, nimico:

ed è ragion, chè tra li lazzi sorbi

si disconvien fruttar al dolce fico.

Vecchia fama nel mondo li chiama orbi;

gent'è avara, invidiosa e superba:

dai loro costumi fa che tu ti forbi.

La tua fortun tanto onor ti serba:

che l'una parte e l'altra avranno fame

di te; ma lungi fia dal becco l'erba.

Inf. XV, vv. 61-72

Al fine di stabilire la connessione con le profezie ricevute fin qui, il parallelismo può essere fatto tra il verso 64 e quello al canto X, 123, in cui si accenna alla posizione di Dante nei confronti dei Fiorentini. Segue poi la corrispondenza tra gli endecasillabi 67-68 e quelli al canto VI, 74, in merito alla posizione schiacciante dei Fiorenti, con l'esplicito riferimento ai tre gravi peccati: avarizia, invidia e superbia.

Tali considerazioni portano in linea di massima a legare queste tre profezie dal filo rosso dell'esilio; l'unica differenza sta nel fatto che qui non ci sono riferimenti temporali precisi, come avviene invece per le altre due precedenti. Al verso 64 ne viene espressa la causa, ripresa poi metaforicamente in seguito e ulteriormente reintrerpretata ai versi 65 e 66; risulta dunque che le parole sono più un consiglio che una previsione, o una profezia vera e propria, ed è formulata in modo da esprimere la superiorità morale di Dante rispetto ai propri concittadini che lo hanno esiliato.

Ai versi 73-78 viene formulato un discorso volutamente oscuro con il probabile intento però di riferirsi al passato piuttosto che al futuro. Altro collegamento con le parole di Farinata si trova ai versi 88-96, in cui emerge l'accettazione da parte del Poeta del suo destino, sebbene venga ancora considerato nemico.

A conclusione del canto, voglio accennare alla corsa di Brunetto Latini per allontanarsi da Dante e tornare al suo tormento eterno: comunemente si ritiene che il riferimento sia al Palio di Verona, ma la cosa sembra poco probabile; potrebbe essere più consono il parallelismo con le lettere di Paolo: I Corinzi 9: 24-26 e Filippesi 3: 12-14. Il "perde" sottolinea la realtà stessa di Brunetto, che ha perso il contatto salvifico con la razza paolina (quella vera, quella perfetta): il "parve" sembra quindi rappresentare che la salvezza sia illusoria. Al verso 90 si ribadisce la promessa di arrivare a Beatrice per venire a sapere del suo destino ultimo, quando in realtà sarà poi Cacciaguida a rivelarglielo.

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