Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Vanni Fucci

L'intervallo tra la profezia precedente, al canto XIX, 79 e questa, canto XXIV, 133, non coirrisponde ad alcun valore notevole.

 I versi in cui questa profezia viene pronunciata sono i seguenti:

poi disse: "Più mi duol che tu m'hai colto

ne la miseria dove tu mi vedi,

che quando fui dell'altra vita tolto.

Io non posso negar quel che tu chiedi;

in giù son messo tanto perch'io fui

ladro a la sagrestia d'i belli arredi,

e falsamente già fu posto altrui.

Ma perchè di tal vista tu non godi,

se mai sarai di fuor da' luoghi bui,

apri li orecchi al mio annunzio, e odi:

Pistoia in pria d'i Neri si dimagra;

poi Fiorenza rinova gente e modi.

Tragge Marte vapor di Val di Magra

ch'è di torbidi nuvoli involuto;

e con tempesta impetuosa e agra

sovra Campo Picen fia combattuto;

ond'ei repente spezzerà la nebbia,

sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto.

E detto l'ho perchè doler ti debbia!"

Inf. XXIV, vv. 133-151

Le parole di Vanni Fucci non rispondono propriamente a una domanda sul futuro (che Dante non gli ha rivolto). Il pellegrino vuole sapere come mai egli, noto per la sua violenza, si trovi invece tra i ladri. La risposta è nei versi 137-139. Il dannato preferirebbe non rispondere ma sembra non avere scelta, situazione questa che non trova una spiegazione: Bocca degli Abati non vuole rivelare la sua identità e in effetti non è costretto a farlo: sarà Buoso Donati a farlo.

La profezia di Vanni Fucci, nei versi 143-145, è resa per un motivo diverso dall'informare Dante personaggio e assume una forma dal tono evangelico della parabola del seminatore; sembra che questo parallelismo induca a vedere le profezie come qualcosa che va correttamente interpretato, come le parabole. Gli eventi di questa profezia vengono presentati cronologicamente, sebbene non siano fornite date precise.

Il primo evento, al 143, si riferisce alla cacciata dei Guelfi Neri da Pistoia nel Maggio del 1301; al verso 145 c'è la cacciata dei Bianchi da Firenze del 1302, il chè sembra un tentativo da parte di Dante di mettere i due eventi in correlazione fra loro. Il "vapor" viene identificato con Moroello della Lunigiana, percui la parte finale della profezia è riferita alla disastrosa sconfittta dei Bianchi da parte delle forze dell'ordine di Moroello.

Meno precisa è l'identificazione del "Campo di Picen", tanto è vero che si presta a due interpretazioni: la prima è l'assedio di Serravalle, fuori Pistoia, durato dal 14 Giugno al 6 Settembre del 1302.

La seconda è l'assedio di Pistoia stessa, concluso con la resa della città tra il 10 e l'11 Aprile del 1306.

In ogni caso Moroello fu al comando dell'assedio, che comportò per la città di Pistoia una condizione (a detta dei cronisti) peggiore di quella di Sodoma e Gomorra, cosa che sembra essere richiamata al verso 150. Volendo avanzare un'ipotesi, risulta più probabile la seconda lettura, perchè il brano è stato scritto dopo la caduta di Pistoia. Evento che segna la fine della città come rifugio sicuro dei Bianchi fiorentini, tanto che Vanni Fucci prevede una serie di eventi circolari che vedono i Bianchi (partito di Dante) cacciati da Firenze ed espulsi da Pistoia. E' possibile evidenziare il tema del ritorno dall'esilio (già presentato nel X canto), con la differenza che in questo ultimo caso, il ritorno dei Neri a Pistoia equivale alla fine dei Bianchi: l'incipit è rappresentato dall'espulsione dei Neri da Pistoia.

Emblematico è l'ultimo verso: il sentimento che spinge Vanni Fucci a profetizzare suggerisce la natura incidentale della preveggenza e non come dono speciale, o in un'occasione particolare o per uno scopo su tutti.

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