Ugo Capeto

 Nel XX canto del Purgatorio, Dante ci presenta un illustre personaggio: Ugo Capeto. La critica ha rilevato diverse inesattezze nella storia riportata, e sembra addirittura che il Poeta abbia confuso Ugo Magno, il padre, e suo figlio Ugo Capeto, per l'appunto, che divenne poi Re di Francia. Tale questione, però, esula dal contenuto della profezia pronunciata. Il protagonista la introduce attraverso una breve storia della monarchia francese fino ai tempi di Dante stesso. Egli è il capostipite dei regnanti e in questo resoconto introduce anche un giudizio morale. Dante di lui conosce poco e confonde nomi e ruoli, ma, sebbene sia morto trecento anni avanti il presente, si dimostra stranamente edotto sui recenti accadimenti. Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia potesser, tosto ne saria vendetta; e io la cheggio a lui che tutto giuggia. Purg. XX, vv. 46-48 L'appello alla giustizia sembra di natura in effetti profetica. La sconfitta francese a Courtrai del 1302 sembra essere ciò a c...

Purgatorio - canto VI

 Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica.

Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio.

I versi in questione sono:

O Alberto tedesco ch'abbandoni

costei ch'è fatta indomita e selvaggia,

e dovresti inforcar li suoi arcioni,

giusto giudicio dalle stelle caggia

sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,

tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!

Purg. VI, vv. 97-102

Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia.

Poichè non ci sono verbi al futuro, il passo può essere interpretato più come un appello alla giustizia, che Dante auspica, e un desiderio affinchè il giudizio divino cada ("caggia"). Il ché è diverso dall'affermare che la qual cosa accadrà sicuramente. L'idea principale quindi che si può dare alla coppia di terzine è quella di una condanna (o maledizione) su Alberto, e sembra  anche accordarsi con la serie di invettive e apostrofi di tutto il canto.

Anche se la predizione in sè si presenta come un post eventum, il tono è quello di una richiesta di giustizia e quasi un avvertimento al successore di Alberto stesso.

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