Currado Malaspina

 La prima ed effettiva profezia si ha per bocca di Currado Malaspina, al canto VIII: cominciò ella, « se novella vera di Val di Magra o di parte vicina sai, dillo a me, che già grande là era. Fui chiamato Currado Malaspina; non son l'antico, ma di lui discesi; a' miei portai l'amor che qui raffina ». Purg. VIII, vv. 115-120 dove si predice la futura associazione di Dante con la sua famiglia. In termini di profezia, non si riscontrano sostanziali differenze tra quelle pronunciate dalle anime purganti, a qualsiasi livello si incontrino, e quelle date a Dante dai dannati dell'Inferno. Possiamo disquisire sulle motivazioni che spingono questi ultimi a squarciare il velo del futuro sotto gli occhi del pellegrino, ma la loro conoscenza degli eventi a venire è tanto accurata quanto lo è quella delle anime del Purgatorio. Dante risponde a Currado, complimentandosi con la sua famiglia, ovviamente verrebbe da dire, ma affrontando diversi temi, tra cui la conferma (attraverso indi...

Purgatorio - canto VI

 Con questo post si apre la serie delle profezie  della seconda Cantica.

Il primo esempio non può essere considerato a tutti gli effetti una profezia, ma con ogni probabilità una richiesta di giustizia da parte di Dante poeta. Analizziamola nel dettaglio.

I versi in questione sono:

O Alberto tedesco ch'abbandoni

costei ch'è fatta indomita e selvaggia,

e dovresti inforcar li suoi arcioni,

giusto giudicio dalle stelle caggia

sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,

tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!

Purg. VI, vv. 97-102

Certo è che il riferimento va a un evento futuro, e la prima interpretazione vede la morte dell'Imperatore Alberto I d'Austria (incoronato nel 1298) avvenuta nel 1308. Se però si presta attenzione al testo, emerge una versione alternativa: le parole di Dante potrebbero riferirsi alla morte del figlio Rodolfo, nel Giugno del 1307, se il termine "sangue" si riconduce ai membri della famiglia.

Poichè non ci sono verbi al futuro, il passo può essere interpretato più come un appello alla giustizia, che Dante auspica, e un desiderio affinchè il giudizio divino cada ("caggia"). Il ché è diverso dall'affermare che la qual cosa accadrà sicuramente. L'idea principale quindi che si può dare alla coppia di terzine è quella di una condanna (o maledizione) su Alberto, e sembra  anche accordarsi con la serie di invettive e apostrofi di tutto il canto.

Anche se la predizione in sè si presenta come un post eventum, il tono è quello di una richiesta di giustizia e quasi un avvertimento al successore di Alberto stesso.

Commenti

Post popolari in questo blog

Maometto

L'ingresso al IX cerchio

La profezia del Veltro